Bisogna però avere ben chiaro che quando si narra non si è “portatori neutri” di qualcosa di elaborato da qualcun altro, e che non si tratta di riportare integralmente dati incontestabilmente "finiti", trasmettendoli con l'asettica precisione di un codice a barre.
Si sente spesso parlare di oggettività, di imparzialità, come se l’opinione del parlante su quello che viene comunicato dovesse in qualche modo annullarsi, in nome di una “purezza” del dato trasmesso. E così capita –altrettanto, anzi troppo spesso- di assistere a narrazioni, o a interi spettacoli, costruiti per dire allo spettatore che cosa deve pensare di quello che gli si para dinanzi, perché l’intenzione dell’autore del testo –secondo i critici, o secondo l’opinione comune, o anche secondo una convenienza dettata dalla scarsità di idee- è quella e non un’altra.
Credo fermamente che, durante una narrazione, per lo spettatore valga la pena di conoscere l’opinione del narratore.
Un’opinione “di pancia”, non certo un’elaborata teoria. Mi piace, non mi piace, mi fa arrabbiare, mi fa ridere, lo trovo stupido, è magnifico, mi commuove, queste sono alcune delle cose che fanno vivere la narrazione tanto per il narratore come per il pubblico, non il fatto che l’argomento sia già catalogato come piacevole, spiacevole, irritante, comico, stupido, grandioso, commovente.
Il rapporto con il testo, a questo punto, cambia radicalmente. C’è uno spazio per la persona narrante che è al centro della narrazione, non semplicemente al centro della scena. L’archetipo che si radica in ogni fiaba ha un ponte che gli consente di giungere allo spettatore, se il narratore ha coscienza e padronanza dei linguaggi che -tanto quotidianamente quanto inconsapevolmente- impieghiamo nelle nostre interazioni.
Programma
· Storia o resoconto: il modello attanziale di Greimas
· Essenziale, compresso ed espanso
· L’importanza del linguaggio e l’ancestrale forza del dialetto
· Esercizi di stile: letti, scritti ed agiti
· Mi scusi, dov'è Piazza Dante?
· Lo stravolgimento, ovvero come mettere i rospi in tasca
a Cappuccetto Rosso e farla incontrare con il Televisore Cattivo
· Le immagini e gli oggetti
· Dai Carabinieri al Witz: un viaggio dal testo
alla rappresentazione e ritorno
· Vedere e sentire per far vedere e far sentire
· Raccontare con un video in testa
· L’uso dello sguardo
· Agire la verbalità
· Come descrivere una sedia
· Raccontare senza parole: il Grammelot
· Una fiaba
· L’uso della musica suonata dal vivo
|